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Intervista alla Dott.ssa Gianna Milano, membro della giuria italiana del Premio 2012 Fondazione Altran per l’Innovazione.

di Valentina Palermi – staff Premio italiano della Fondazione Altran per l’Innovazione

Docente di giornalismo scientifico alla SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste dal 2003, ha partecipato come relatrice all’evento "Trieste Next - European Innovation and Science Research Forum” (28-30 settembre 2012), per il quale la Fondazione Altran ha preso parte al "Nordest Technology Transfer”.

Nel libro “La rivoluzione delle cellule staminali”, scritto con Chiara Palmerini (2005), si racconta il crescendo di interesse e di aspettative riposte nelle cellule staminali per la cura delle malattie più svariate. Un meticoloso identikit di queste cellule e un percorso tra realtà e speranze future, alcune più vicine altre più lontane. Oggi, a sette anni di distanza, cosa è cambiato?
Anche se il dibattito sull’utilizzo delle cellule staminali embrionali, in contrapposizione a quelle somatiche o adulte, sembra essersi attenuato, in Italia è ancora difficile affrontare questo argomento con la dovuta oggettività richiesta dal procedere della ricerca scientifica. Allora, era il 2005, l’anno del referendum sulla legge 40 per la procreazione assistita, e il dibattito etico sul destino degli embrioni, accumulati nei congelatori dei centri di fecondazione assistita, abbandonati o dimenticati dalle coppie che vi avevano fatto ricorso per avere un figlio, aveva monopolizzato l’attenzione. Sotto il profilo etico, si chiedevano fronti contrapposti di scienziati, filosofi, e uomini religiosi, era moralmente accettabile che continuassero a vivere in altro modo, più utile per la scienza? Oppure lasciarli per sempre nel gelo? O, ancora, gettarli via? Come soppesare i diritti degli embrioni con quelli di milioni di malati di Parkinson, Alzheimer, distrofia muscolare, sclerosi multipla?
Un dibattito che non lasciava adito a risposte semplici. Ma il risultato del rumore che suscitò (e della confusione che creò) fu che il referendum andò disatteso (l’affluenza alle urne fu del 25,9% e non si raggiunse il quorum), e si finì per votare una legge sulla procreazione assistita che non soddisfa. La Corte Costituzionale ha accertato l’illegittimità di alcuni aspetti della legge, come il limite a produrre non più di tre embrioni e l’obbligo a impiantarli tutti in un’unica volta, in modo che non ne avanzino.

Quali i risultati ottenuti dalla ricerca sulle cellule staminali rispetto alle promesse? E quali gli studi in corso che potrebbero accorciare la distanza fra teoria e realtà?
Si sono consolidati alcuni risultati ottenuti per la riparazione della cornea gravemente danneggiata con cellule ricavate dal limbus dell’occhio del paziente. Procedono gli studi per la riparazione del tessuto cardiaco con cellule staminali. E continuano le ricerche nelle malattie neuromuscolari, come la distrofia. La valutazione dei benefici di un trattamento è il campo in cui si scontrano emotività e razionalità, ma i ricercatori devono fidarsi solo delle misure oggettive per escludere l’effetto placebo o le aspettative di miglioramenti.
La ricerca, almeno questa è la consapevolezza, deve poter proseguire a tutto campo, anche se verso le staminali embrionali persistono resistenze di ordine etico. Certo bisogna poter capire che cosa si può fare senza ricorrervi, tuttavia restano il punto di riferimento. C’è stata la spinta a utilizzare di più certi tipi di cellule staminali adulte di altre, come le mesenchimali. Tuttavia, su quale tipo di staminale puntare (embrionali o adulte) è ancora prematuro dirlo. Sono in molti a ritenere che, nonostante gli studi sulle potenzialità dei vari tipi di staminali si siano moltiplicati, non se ne sappia ancora abbastanza per stabilire priorità o graduatorie nella ricerca scientifica.
Molte delle caratteristiche biologiche che le riguardano sono ancora da chiarire. La possibilità che intervengano fattori “extracellulari” benefici è uno dei tanti aspetti da indagare. Che le adulte possano rappresentare un’alternativa altrettanto valida, è ancora da dimostrare scientificamente.

Tra le scoperte più importanti di questi ultimi anni?
Un passo avanti nella ricerca, una vera pietra miliare, è stato fatto nel 2006 (sui topi) e nel 2007 (sull’uomo) dal giapponese Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto con le cellule staminali pluripotenti indotte, le iPSCs, dall’inglese Induced Pluripotent Stem Cells. Non sono né embrionali né adulte, ma cellule riprogrammate perché tornino ad avere certe caratteristiche.
Yamanaka ha preso cellule somatiche o adulte, vi ha inserito quattro geni e li ha attivati perché divenissero pluripotenti, regredendo allo stadio di cellula con la potenzialità di differenziarsi al modo di una staminale embrionale, capace ossia di produrre di nuovo tutti i tipi di cellule che compongono i tessuti del nostro organismo.
In agosto 2012 ha pubblicato su una rivista scientifica uno studio in cui ha utilizzato cellule somatiche, esattamente dei fibroblasti, le ha indotte a diventare pluripotenti e poi le ha usate per verificare su di esse farmaci per la sclerosi laterale amiotrofica e per vedere se rispondono.

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Interviste ai membri della Giuria

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Per leggere l'intervista del prof. Giuseppe Novelli, clicca qui.