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Intervista al Prof. Giuseppe Novelli, membro della giuria del Premio 2012 della Fondazione Altran per l'Innovazione

di Valentina Palermi – staff Premio italiano della Fondazione Altran per l’Innovazione

Componente del Consiglio Direttivo dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione delle Università e della Ricerca e membro dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), il Prof. Novelli è Professore Ordinario di Genetica Medica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, del quale è stato Preside dal 2008 al 2011. Adjunct Professor dell’University of Arkansas for Medical Sciences dal 2003, è responsabile di progetti di ricerca, tra cui la scoperta di implicazioni geniche in malattie come la sindrome di Laron. Gli studi attuali sono rivolti alla cura delle malattie ereditarie, alla terapia genica e cellulare con cellule staminali e alla farmacogenetica.


Partiamo dalle sue esperienze più recenti. Con la sua nomina nel 2008 a Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per la prima volta in Italia uno scienziato di pura formazione tecnica ha ricoperto un ruolo di importanza a livello accademico. All’interno dell’Ateneo romano, che nel 2011 ha conquistato a livello europeo 5 Starting Grants e 2 Advanced, come pensa abbia influito sullo sviluppo della Ricerca Scientifica?
In modo certamente positivo: a mio avviso la carriera accademica non può prescindere da una carriera scientifica. Questa interazione si alimenta attraverso lo stimolo ai ricercatori nel trasmettere un messaggio importante, a sostegno di come il merito scientifico premi ugualmente nella carriera accademica, un percorso che in tal modo diventa un volano per future ricerche.

Il suo attuale impegno come Consigliere Direttivo dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione delle Università e della Ricerca) la vede lavorare a contatto con altri membri con profili di stampo tecnico-scientifico, secondo i principi di indipendenza, imparzialità, professionalità, trasparenza: una scelta che ha sancito la centralità della Ricerca Scientifica nel nostro Paese. Ma quale crede sia la giusta ricetta per il suo potenziamento?
La ricetta è semplice: c’è bisogno di una buona scienza innovativa, partendo da obiettivi chiari, misurabili e definibili. Per potenziare al meglio lo sviluppo del settore è assolutamente necessario creare connessioni con buoni partners dotati di un’expertise di tipo complementare, supportati dalla piccola industria alle spalle. Ma è d’obbligo anche avere un piano di lavoro realistico e logico e integrato, senza mancare la realizzazione di una valutazione preliminare dei rischi della ricerca, partendo ovviamente dalla verifica di una specifica disponibilità di budget. A definizione, un’opportuna e adeguata strategia di comunicazione dei risultati e una corretta valutazione degli aspetti etici.

L’obiettivo del Premio 2012 Fondazione Altran per l’Innovazione è contribuire all’avanzamento di metodi e strumenti per lo studio delle cellule staminali, un tema al centro di accesi dibattiti nel nostro Paese. Quale membro di due Comitati Etici, quali differenze denota tra l’approccio alla materia in Italia e all’estero?
La durata in carica dei componenti dei Comitati etici è di due anni, allo scadere dei quali si provvede alla sostituzione dei membri. Il problema maggiore è la limitata capacità di conoscenza altamente specialistica della biologia in molti comitati etici italiani, condizione che spesso porta alla generazione di pregiudizi.

Ancora oggi la donazione degli organi in Italia è una pratica poco consueta, della cui regolamentazione si ha scarsa conoscenza e un argomento del quale l’opinione pubblica parla in maniera limitata. Ignoranza sull’argomento e mancanza di infrastrutture adatte i problemi che la affliggono maggiormente. Chi pensa possa lavorare attivamente per apportare un cambiamento, come dovrebbe agire e quali iniziative dovrebbe adottare? E dal canto suo, quali passi sta compiendo la medicina rigenerativa?
Rispondo con una frase di Luigi Luca Cavalli Sforza: “La scienza fa paura agli ignoranti e quando non fa paura, la scienza delude: ma anche qui per ignoranza”.

Tra i suoi studi attuali sono registrati quelli rivolti alla farmacogenetica, nuova branca della farmacologia che permette di predire l’effetto di un medicinale sui singoli pazienti. A livello nazionale, quali conquiste e quali risultati sta permettendo di ottenere nella cura delle malattie ereditarie? Nello specifico, quali vantaggi può apportare a livello economico in Paesi come il nostro dove i fondi pubblici per sanità e ricerca sono spesso i primi a essere ridimensionati?
La farmacogenetica è una nuova branca della genetica medica che presto troverà applicazioni nella pratica clinica. Pensi ad esempio alla scomparsa della malattia di ipersensibilità al farmaco Abacavir che colpiva il 5% dei malati di AIDS che assumevano questo farmaco. Dal 2008 in Italia è obbligatorio fare un test genetico sul DNA della saliva di ogni paziente prima di prendere il farmaco (il test HLA B5701). Da allora non si è verificato in Italia nessun caso di ipersensibilità, portando praticamente alla scomparsa di questa malattia. Casi simili riguardano oggi i farmaci antitumorali, per i quali oggi viene chiesto un test genetico al soggetto prima del trattamento, in modo tale che egli abbia il farmaco giusto con grandi benefici ma soprattutto sicuro, perché non causa eventi avversi. Per gli aspetti economici si prevede un grande incremento di un mercato intorno ai 15 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni, accompagnato da un risparmio enorme, predisposto dalla riduzione degli eventi avversi: un percorso che porterà ad un sostanziale decremento dello spreco di farmaci.

Governance

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Interviste ai membri della Giuria

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Per leggere l'intervista alla prof.ssa Maria Cristina Tanzi, clicca qui.

Per leggere l'intervista al prof. Ernesto Reverchon, clicca qui.

Per leggere l'intervista del prof. Giuseppe Novelli, clicca qui.